More servicesWindows Live
HomeHotmailSpacesOneCare
 
MSN
Sign in
 
 
Spaces home  ...And Justice For All.PhotosProfileFriendsMore Tools Explore the Spaces community

Lady Justice

View spaceSend a message
Occupation:
Age:
Location:
Interests:
Ora conforti tu le membra mie spossate,
hai accolto sul tuo grembo la mia testa
ora che dai miei viaggi son tornato:
giacché ogni mio vagare era un venire a te.
Alla Malinconia, Herman Hesse

...And Justice For All.

Per fortuna gli eroi muoiono di morte violenta.
Updated 8/16/2008
Updated 4/4/2008
Updated 2/4/2008
Updated 3/29/2008
Updated 2/3/2008
Updated 2/24/2007
Updated 4/26/2006
Updated 4/26/2006
Updated 3/17/2006
Updated 3/17/2006
Updated 4/16/2006
July 27

I''s Pure

6 romantici OAV estratti dalla lunga ed omonima serie di Masakazu Katsura, I''s Pure ha per filo conduttore i ricordi di Ichitaka Seto, giovane studente del liceo innamorato di Iori Yoshizuki, ma intrappolato nel classico triangolo amoroso dove l'altra donna è Itsumi Akiba, amica d'infanzia di Seto di ritorno dopo tanti anni dall'America. E' come rivedere la serie di Video Girl Ai privata dell'elemento fantastico, senz'altro un pregio, considerando quanto sia sciocco e sbrigativo il finale "sulla scalinata" dell'anime di Video Girl Ai. Ichitaka è timido, insicuro, ingenuo, incapace di dichiarare il suo amore, sempre al posto sbagliato nel momento sbagliato, eppure straordinariamente determinato nell'amare le due ragazze e mosso da sentimenti nobili, nonostante le piccole fantasie erotiche presenti alla fine di ciascuna puntata. Un po' come Iota Moteuchi, no? Iori è esattamente identica a Moemi, sia caratterialmente che fisicamente. Una ragazza dolce, bella, gentile, intelligente, semplicemente perfetta, nella classica divisa scolastica giapponese. Ed Itsumi è una piccola Ai: più aperta e diretta, decisa, meno femminile, eppure incredibilmente dolce nel suo essere così spontanea. Chi non ha visto o letto Video Girl Ai non capirà gli accostamenti tra i vari personaggi dell'una e dell'altra serie. La storia di I''S è molto classica eppure non annoia; una valanga di buoni sentimenti, ma stranamente non stucchevoli (o almeno, non del tutto stucchevoli), travolgono lo spettatore, esattamente come in Video Girl Ai. Sì, non sembra altro che un replay di questo anime ma un po' meno originale, eppure è capace di appassionare ed essere molto carina. L'unica nota negativa è senz'altro il doppiaggio italiano: assolutamente pietoso. Veramente qualcosa di inimmaginabile. Nell'ultima puntata ancora mi stupivo per la deficienza delle voci (e anche per la deficienza dei comportamenti dei personaggi, a essere sincera...). Eppure, lo consiglio vivamente. Non ho letto il manga per intero, e credo che sia molto più articolato rispetto a questi 6 OAV che riassumono solo gli eventi principali della storia, ma essi comunque bastano a mostrare quei luoghi e quelle situazioni e quei sentimenti che chiunque sia stato innamorato almeno una volta nella vita potrà riconoscere come suoi. Lo consiglio a tutti, ricordando che Masakazu Katsura non è un autore di shoujo, e che quindi I''s non si tratta di un prodotto per ragazzine, ma per tutti: la storia è ovviamente osservata dal punto di vista di Seto, un ragazzo, e quindi il lato fisico dell'amore non è del tutto abbandonato. ... La storia evolve in un modo sempre più triste, ma credo che per chi ha amato Video Girl Ai valga la pena di vedere anche I''s Pure. Una piccola nota: I''S si pronuncia "ais" e questo nome così insolito deriva dall'unione delle iniziali dei nomi dei due personaggi Iori e Seto.
July 16

24 Grana + Flower & Snake + UN'ESTATE AL MARE

Dopo un mese di vacanze ritorno con una recensione tripla. Infatti il giorno 13 luglio 2008 (potrei averlo sbagliato) ho avuto modo di partecipare all'AFRAGOLA ROCK FEST, un evento che ha previsto diversi concerti in un palco/tendone situato nello spiazzo tra Chicco / Mandi / Pittarello / Scarpe & Scarpe in quel complesso commerciale-industriale assolutamente indecente fra un parcheggio e l'altro dell'Ipercoop (di Afragola, ovviamente). Qui hanno suonato - probabilmente l'unico gruppo più conosciuto ad aver partecipato al festival - addirittura i 24 Grana. Nasce spontaneo ed immediato un quesito sul concerto di questi poveri disgraziati dei 24 Grana: nel pubblico ci saranno state almeno ventiquattro persone che non siano capitate lì solamente per caso mentre accompagnavano i loro marmocchi alle giostre di fianco al palco? Secondo quesito: contando anche tali persone, ed includendo anche chi era di ritorno da Castorama dopo l'acquisto di un bocchettone per la vasca da bagno ed un bastone per tenda da campeggio, si riusciva comunque ad arrivare ad un numero complessivo di ventiquattro spettatori? Insomma, speriamo che i 24 Grana non sappiano contare. Mi è sinceramente dispiaciuto per loro, ma come si può immaginare un concerto INDIE (mah, così c'è scritto sul Myspace del gruppo napoletano) tra quei cubi prefabbricati di Chicco e Mandi? Il concerto è durato circa un'ora e per quanto non sia il mio genere è stato un piacere rivederli e ricordare il lontano febbraio del 2004, quel pomeriggio alla Fnac del Vomero alla presentazione del loro disco, nel cui giorno si tenne uno dei primi e dei più bei meeting di MetalNapoli, con la maggiore densità e varietà di utenti, che probabilmente non sapevano nemmeno di essere utenti di MetalNapoli. Io e Lorena eravamo due mocciose e molte cose erano diverse, ma fu una bella giornata ed i 24 Grana erano stonati proprio come tutt'ora.
Vi lascio il Myspace della band: http://profile.myspace.com/24Grana
Negli anni c'è da dire che sono tecnicamente migliorati (... pensate prima), anche se come già detto, non COSI' tanto. In ogni caso, si tratta almeno di un gruppo autentico (momento di bontà pensando a quante persone hanno il poster dei 24 Grana appeso in camera, rubato al centro sociale più vicino) e la cosa non può che essere un pregio in quest'era di prodotti infornati e preconfezionati. 

 ---------------------------------------------------------------------------------------------------------

Ma veniamo al lato cinema. Ho avuto anche il piacere di vedere nella stessa sera ben DUE film (ok, nessuno dei due per intero, ma per il calibro dei titoli metà di ognuno dei due basta e avanza). Dopo il concerto dei 24 Grana che spakkava kon kanzone su Londra e nu staj ma ccà, ci fu la destinazione cinema gentilmente offerto dalla Acerra s.p.a. la cui titolare mi avrà odiato per non averle fatto vedere nessun film per intero. Indecise tra Funny Games e Flower and Snake, il primo un’Arancia Meccanica del 2008, il secondo un pornazzo nipponico etichettato sul volantino del cinema come DRAMMATICO VIETATO AI MINORI, optiamo per il secondo, sperando in un film d’autore un po’ di nicchia un po’ osè ma con grandi significati biblici e di amore e di virtù di fondo: beh, non era assolutamente ciò che speravamo.
Il regista, Takashi Ishii, del quale in Italia avevano già importato un certo FREEZE ME (evidentemente un altro porno per sadici incentrato su giochi erotici con polaretti Dolphin e con lo stecco di liquirizia di Liuk gelato), infatti, penso si fosse dimenticato di inserire una trama decorativa esistente che occupasse almeno un 30% del film oltre alle scene di sesso. La storia è quella di un’amabile e piatta ballerina di tango giapponese che viene venduta dal marito indebitato ad un vecchio di 95 anni privo dell’uso delle gambe; il marito dunque non sapeva che l'innocuo vecchietto di 95 anni era il capo di un’associazione di sadici che in un simpatico ed affollato anfiteatro hanno giustamente pensato di abusare a turno tutti insieme e in diversi modi improponibili della cara ragazza dedita da sempre prima di allora al tango. Con le patatine Vertigo che si ribellavano nello stomaco alla visione di stupri in serie e in parallelo, torture, frustini, umiliazioni, e con la socia che in mia assenza parlava al telefono perché impaurita dall’UNICO omino presente in sala oltre a noi (a forza di immagini sado-maso potrebbero venire strane idee a tutti), arrivati alla scena clou in cui la protagonista viene costretta ad ingoiare un diuretico e a fare pipì in pubblico, abbiamo – ma guarda un po’ – deciso di abbandonare la sala. Chi conosce l’Happy Cinema saprà che ogni sala ha un’entrata e un’uscita: l’entrata è sul piano superiore, l’uscita, in basso alla sala, dà in un magico e lunghissimo corridoio costellato di porte, ognuna rigorosamente aderente al muro e dello stesso colore del muro, prive di etichetta sulla sala alla quale portano, prive di differenze l’una dall’altra, insomma, porte assolutamente identiche, intervallate qua e là da altre porte piuttosto simili le quali però portano ai bagni uomo-donna o agli spogliatoi uomo-donna. Come in una specie di wonderland, perse in un luogo interdimensionale che porta in diversi mondi assolutamente ignoti, suggerisco quindi di tentare la ricerca di una sala che ci aggradi di più. Tutto questo ovviamente in un cinema quasi deserto immerso in una profonda notte; l’idea m’era venuta perché tornando dal bagno alla sala del porno, avevo avuto delle difficoltà a ritrovare la mia porta (avevo dovuto contarle…). Dunque io e l’altra dark Alice in wonderland iniziamo a provare tutte le porte e notiamo che la ricerca non è così facile. In ordine, proviamo a profanarne una per volta. La prima è chiusa. La seconda porta agli spogliatoi maschili. La terza è chiusa. Spogliatoi donna. Chiusa. Dopo un po’ una porta si APRE. Ci ritroviamo in un piccolo spazio buio ed un’altra porta più avanti da aprire. Finalmente saremmo arrivate in un posto diverso dall’anfiteatro degli stupri nel quale eravamo lì da sole ad essere torturate con la visione di quel film allucinante. Apriamo la seconda porta e FU la LUCE. FRASTUONO. Una faccia VERDE E PIETRE CHE VOLANO QUA E LA’. ERA ADDIRITTURA HULK. Ma dopo aver visto un giapponese travestito da Sailor Chibiusa seviziare una donna con una maschera di Carnevale dal naso oblungo, avevo ovviamente, come minimo, paura anche di Hulk. Quindi riattraversiamo il varco fra le due porte e ritorniamo nel corridoio / stargate. Silenziosamente scrutiamo in ordine le porte successive. Chiusa. Wc donne. Chiusa. Wc uomini. Chiusa. Infine un’altra porta si apre. Questa volta è il Paradiso. . . Mare estate sole Tropici Bahamas belle sgnacchere sane volgarità in tutta allegria! Finalmente la luce! Altre anime in sala, bambini (?!), famiglie, ragazzi, persone! Ci spalmiamo in un’ultima fila e finalmente vediamo una sana cosa di infimo livello e non dell’infimo livello di nicchia per maniaci sessuali, insomma, un film estivo, quel genere di film che il mondo ci invidia! L’ultima volta che avevo visto una cagata simile (Il paradiso all’improvviso .) non capii nulla della storia e non capii nemmeno le battute. A distanza di anni e dopo UN’ESTATE AL MARE posso dire che quando vedo questi film io non capisco le battute. Sono stata molto attenta a tutto lo svolgimento della storia: non ho capito niente lo stesso. Però insomma, sole mare sesso e fantasia, un film che andava sicuramente visto, dopo essermi appassionata al corrispettivo Natale al cesso che potete assaggiare a quest’indirizzo: http://www.youtube.com/watch?v=2NzisF2MMiE

Natale al cesso è ovviamente un film ASSOLUTAMENTE FANTASTICO, anche se ahimè, devo dirlo, Mai dire martedì non ha inventato niente – io credevo avessero almeno calcato un po’ la mano - ed invece Un’estate al mare era un susseguirsi di gag strepitose con lassativi, peti, diarrea, ricchioni, tette al vento e femmine obese dall’inizio alla fine, in particolare peti!!, esattamente come Natale al cesso. Insomma eccellente. In realtà tuttora mi chiedo quale tra i due film visti (La fica e il serpente, ehm il fiore e il serpente ed Un’estate al mare) fosse il peggiore e maggiormente sessualmente esplicito, fatto sta che vederli entrambi mi ha profondamente arricchito dal punto di vista cinematografico-culturale (se se.).

Tralasciando Un’estate al mare, che insomma, è la solita sorfa da trent’anni e si sa, ma sul secondo mi chiedo principalmente tre cose:

1)    Ma una volta non c’erano i cinema a luci rosse solo per i film pornografici?

2)    PERCHE’ SUL VOLANTINO C’E’ SCRITTO “DRAMMATICO” ? (in effetti sfido a riuscire a farsi una sega con una cosa simile…)

3)    Film d’autore? Allora perché il regista inquadra solo il culo della protagonista anche quando è vestita? Sarà malato, no?

Insomma, adesso magari andrete tutti in fila a vedere Flower & Snake pensando di poter fantasticare sulla scena iniziale in cui la ragazza fa una fellatio ad un serpente (vero). Io vi dico: NON FATELO (né la fellatio al serpente né andare al cinema a vederlo). Ed io non sono particolarmente una virtuosa, ma a metà film mi sono detta: se lo vedo tutto poi entro in convento sul serio. E finire in convento per una cosa simile, è troppo.

E sembra che abbia fatto bene ad abbandonare la sala in quanto in questo modo mi sono persa la scena della cera calda sui seni ed altre chicche (non mi è stato però risparmiato il sogno erotico sull’agopuntura e la scena hard con il marito che non la soddisfa). Che poi oserei insistere sul solito punto: ok i film porno per chi ama i film porno, ma le scene esplicite di stupro bisogna proprio farle, eh? Cioè, e se qualcuno vede il film e gli viene voglia di farlo sul serio? Forse come si evita la pedo-pornografia bisognerebbe evitare anche questo. Insomma, chi trovi sto regista lo impicchi, grazie.

June 07

Go Go Heaven

Ad appena due anni dall'acquisto, avvenuto in un'estate del 2006 nella quale mi dilettavo in maniera spensierata ad andare a scuola guida in bicicletta sotto il sole con 40 gradi all'ombra, mi sono ricordata di avere questo one shot (ovvero un volume unico) di Sin-hichi Hiromoto, Go Go Heaven, mai sfogliato, nonostante l'avessi pagato a caro prezzo, intorno ai dieci euro. Dunque, a distanza di due anni, posso dire di essermi imbattuta solo oggi in uno dei migliori one shot che abbia mai letto.
Booh
e Kiriko sono due apprendiste shinigami (dei della morte giapponesi) scese sulla terra per un periodo di stage nel quale devono valutare il comportamento degli esseri umani, annotare le anime che intendono prelevare e proporre la lista ai loro superiori, il tutto ristretto ad una determinata zona di Tokyo. Booh è una shinigami molto forte, studentessa eccezionale eppure ribelle, di poche parole ed apparentemente priva di sentimenti, Kiriko è invece l'opposto di Boo, un po' imbranata ma dolce e carina; per questo lavoro i loro superiori hanno infatti diviso gli studenti in coppie eterogenee proprio come si fa in una scuola qualsiasi. Sulla terra Booh e Kiriko si renderanno conto che nella zona che è stata loro assegnata sono presenti delle pericolose anime fuggiasche dal regno degli inferi, i nigetama, ed anche il loro capo, Jazz, che sembra avere uno strano interesse nei confronti di Booh. Booh, ignorando gli ordini dei suoi superiori che le intimano di non combattere contro Jazz da sola, avrà più volte un faccia a faccia con lui, nel cercare di riparare ai danni che egli provoca sugli esseri umani. Nel frattempo, tra i protagonisti, abbiamo anche degli esseri umani con tutti i loro desideri, sogni, speranze, debolezze: Hitoshi è un demotivato studente di liceo, dotato di grande talento nel baseball ma che non è capace di coltivare per mancanza di determinazione e fiducia in se stesso, l'alcool, il fumo e lo squallore quotidiano non fanno altro che distrarlo da ciò in cui lui realmente crede. Si instaura anche un non convenzionale intreccio tra Booh, nella quale Hitoshi vede "il suo angelo" (mentre in realtà è uno shinigami!), Nana sempai, la ragazza irraggiungibile di cui Hitoshi è innamorato, il fidanzato di Nana Sempai, il migliore amico di Hitoshi e la piccola e tenera fidanzata del suo migliore amico, la quale sembra non riuscire a stare dieci minuti senza un pene :D
I disegni sono piuttosto particolari, potranno non piacere a chi è abituato al tratto pulito dello shoujo: qui è tutto volutamente caricaturiale e confusionario, gli scenari sono abbastanza cupi ma allo stesso tempo hanno un che di buffo che li sdrammatizza quasi del tutto, la storia come preannunciato ha delle tematiche cupe e nonostante i personaggi non sembrino da prendere sul serio, alla fine del volume ho avuto la sensazione di aver letto una storia nella quale è possibile vederne i protagonisti crescere e maturare, imparare qualcosa dalla vita e dalle loro esperienze. In particolare, che è grande pregio per un volume unico, in Go Go Heaven non si avverte minimamente la sensazione che qualcosa sia stato affrettato o sia stato tagliato per far rientrare tutto nel numero di pagine prestabilito. La storia è gestita perfettamente dall'inizio alla fine, come tempi, come scene, come inquadrature, come spazio dedicato alla caratterizzazione dei singoli personaggi, esattamente come un film riesce ad esporreuna storia dall'inizio alla fine senza buchi (cosa per niente scontata nei manga, in un volume unico c'è sempre qualcosa che non va). Un ottimo mix underground di diversi temi in uno scenario fatto di vite buttate, sesso, alcool e shinigami, ma con possibilità di riscatto. Lo consiglio veramente a tutti.


Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo

Evento cinematografico aspettato da tempo per molte persone, e nelle ultime settimane, per non so quale ignaro motivo, mi ero messa anche io ad attendere l'ultimo capitolo della famosa saga di Indiana Jones che tanto aveva emozionato noi bambini degli anni 90. Probabilmente agli occhi di un marmocchio questi film sembravano ben più travolgenti di quanto non realmente lo fossero: fatto sta che erano in ogni caso dei prodotti di buon livello se ristretti al loro genere, e ad intrattenere intrattenevano. Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo (titolo degno degli adattamenti Mediaset per i titoli dei cartoni animati giapponesi, in fatto di lunghezza) non si può dire che sia di buon livello. Il confezionamento perfetto c'è, gli effetti speciali anche, Harrison Ford rispolvera il vecchio cappello di Indiana Jones (cosa che, se fosse passato qualche altro anno, non avrebbe più effettivamente potuto fare), c'è addirittura anche Marian ed anche un moccioso che i due spacciano per il loro figlio segreto. Il film parte bene ma si perde strada facendo in una trama creata ad hoc, priva di qualsiasi fondamento storico-archeologico e finendo tra alieni ed un viaggio nello "spazio tra gli spazi" (spiegatemi voi se ci riuscite che cosa può mai essere lo spazio tra gli spazi). Non che mi aspettassi molto da un film di Indiana Jones, ma effettivamente, pensando alla trama e lo spessore pari a zero di tutto il film (che nonostante tutto, grazie alla moltissima azione presente dall'inizio alla fine, durante la proiezione sa ben tenere incollati allo schermo), non posso fare altro che pensare che avremmo vissuto benissimo anche senza l'ultimo capitolo della saga su Indy. Molto interessante il fatto che il film sia incentrato su un teschio in pura plastica di quella che si illumina al buio, anche tutti dicono sia di cristallo, appartenente ad un alieno che in premio per avergli riportato il suo teschio ti regala un viaggio premio nello spazio tra gli spazi mangiandosi la tua mente. (com'è bello rivelare i finali facendo incazzare chi aveva intenzione di vedere il film.)

May 26

The Libertine - Datemi del vino e dopo l'ultima goccia butterò la bottiglia nel mondo

Nonostante la mia tendenza a vedere merda nelle ultime settimane, The Libertine ha alzato il livello. E' un film del 2005 basato sulla vera storia del Conte di Rochester, ovvero John Wilmot (1640-1688), vissuto nel periodo a cavallo della restaurazione della monarchia inglese e nel successivo regno di Carlo II d'Inghilterra. John Wilmot è interpretato da Johnny Depp, e stranamente il film all'epoca di uscita mi era sfuggito. Nonostante lo sfondo storico è tutt'altro che noioso: è praticamente un porno dall'inizio a poco prima della fine. John Wilmot è infatti un uomo libertino, che eccede sia nel bere che nel sesso senza porsi problemi, conduce una vita dissoluta e nonostante sia dotato di un grandissimo talento nel maneggiare la parola sia in forma scritta che in forma orale, non lo utilizza per nient'altro di diverso dal trattare o pensieri strettamente personali o argomenti totalmente ironici e volgari inerenti principalmente il sesso, ciò al fine di scandalizzare gli interlocutori. John Wilmot all'inizio del film è già reduce da un esilio: Carlo II aveva rinchiuso il protagonista per un anno in una torre come pena per aver assaltato la carrozza della ricca e bellissima Elizabeth Malet - indovinate per fare cosa - con la quale John Wilmot si era poi sposato. Al suo ritorno a Londra viene ritratto un regno d'Inghilterra che vive una forte senso di reazione al precedente periodo di Puritanesimo, che fu dominato da restrizioni morali di qualsiasi tipo. Così nella Londra di metà seicento conti e nobili, più che qualsiasi altra persona, cedevano ad eccessi di ogni tipo, ed anche il momento del teatro riusciva ad essere un occasione di perversione, tra prostitute d'ogni sorta, locande in cui bere dopo la visione della commedia e unioni orgiastiche e scabrose nel St.James Park. Anche Carlo II non sembra essere da meno in quest'ambiente immorale, attaccato ai soldi e al sesso; agli occhi di John Wilmut il suo amico Carlo II non sembra capace di governare. Presentata questa scena, risulta evidente che il conte di Rochester sia il principe delle arti sovracitate: bere, fottere e mangiare. La sua visione della vita è effimera ed esistenzialista, perciò egli non si cura delle azioni che compie, così quando Carlo II chiede al conte di Rochester di scrivere una commedia innovativa e geniale in occasione della venuta dell'ambasciatore francese, evento che avrebbe condizionato la politica estera del regno, John Wilmot non fa altro che mettere in scena una vergognosa e dissacrante opera basata sul sesso, con scenografie falliche ed atti puramente espliciti, nel quale viene presentato un monarca capace solamente di scopare disinteressandosi al regno. Dopo questo scabroso spettacolo, il conte di Rochester finisce in rovina: costretto a nascondersi da Carlo II, sopravvive per qualche anno facendo il truffatore; un suo caro amico viene ucciso in una rissa nella quale egli non prova nemmeno a difenderlo, l'unica donna che aveva amato e al quale aveva insegnato l'arte della recitazione gli dichiara di non averlo mai ricambiato; alla fine, ammalato da tempo, John Wilmut muore a 33 anni di sifilide, causata dagli eccessi del bere, e al capezzale vi è solo la moglie Elizabeth e sua madre. Un film che mostra come la vita possa capovolgersi e come la colpa delle proprie azioni ricada sempre su chi le ha commesse. Il film, che si apriva con un cupo monologo del conte/John nel quale egli annunciava che "non sarebbe piaciuto per niente" a coloro che l'avrebbero conosciuto, mostra nella prima parte un uomo dallo stile di vita, sì, eccessivo, ma sicuramente non privo di fascino, carisma e indubbio talento, lasciando la maggiorparte degli spettatori in disaccordo con le parole di John. Il film finisce adesso con la morte di un uomo annientato dalla sua vita libertina ed errata. Un amico di John, mediocre scrittore, elabora una commedia basata sul personaggio di John Wilmut: John Wilmut, eroe della storia, nella realtà ben più dotato del suo amico, muore senza aver lasciato nessun'opera scritta interessante. Impossibile non cogliere quindi il messaggio morale di tutta la storia; eppure, prima di morire, John Wilmut, malato, un'unica cosa buona la fa: anche non reggendosi in piedi, giunge in Parlamento dove difende Carlo II dalla legge che avrebbe portato alla sua deposizione, implicitamente rinnegando gli errori e il sarcasmo fatto in passato. Infine, come nel monologo d'apertura, a fine della storia, riappare John in ombra a chiedere: E adesso, vi piaccio?

Qualche altra nota: si tratta dell'opera prima del regista Laurence Danmore, tra gli attori vi è anche John Malkovich nelle vesti di Carlo II. The Libertine è stata anche un'opera teatrale di Stephen Jeffrys messa in scena nel 1996 a Chicago e nella quale John Wilmut era interpretato dallo stesso John Malkovich.
Commento poco professionale: un film con quasi solo scene di sesso con Johnny Depp non è male per niente. (almeno per le ragazze)

"Consentitemi di essere esplicito sin dall'inizio: non credo che vi piacerò. I signori proveranno invidia e le signore disgusto. Non vi piacerò affatto! Non vi piacerò ora e vi piacerò ancor meno in seguito. Signore, un avvertimento: io sono pronto a tutto! In ogni momento! Che sia merito o demerito, questo ora è difficile da dire. Tuttavia, è certo che sono un libertino! Continuerò a spassarmela e a provare ardenti passioni. Non doletevene: vi arrecherebbe afflizione! Traete le conclusioni stando alla distanza a cui vi terreste se stessi per mettere la lingua sotto le vostre sottane. Signori, non disperate. Sono pronto a tutto, si! Lo stesso avvertimento vale anche per voi! Placate le vostre squallide erezioni! Perché quando avrete un amplesso, vedrò di cosa siete capaci: allora saprò se sarete venuti "meno" alle mie aspettative. Vi auguro di fottere, immaginando che la vostra amante segreta vi stia osservando di nascosto, di provare le stesse sensazioni che io ho provato, e che provo e chiedervi: era questo lo stesso brivido che sentiva lui? Avrà conosciuto qualcosa di più intenso? O c'è un muro di disgrazia contro il quale tutti battiamo la testa in quel fulgido, eterno momento? Questo è tutto, questo è il mio prologo. Nessuna rima. E nessun decoro. Non era quello che vi aspettavate, spero. Sono John Wilmot, secondo conte di Rochester e non ho alcuna intenzione di piacervi!"


May 23

Notte brava a Las Vegas / Notte brava all'Ipercoop

Quella sera l’Happy Maxicinema di Afragola volle salvare me e altri due malcapitati dalla proiezione de L’altra donna del re, polpettone che in effetti avrei visto anche volentieri in ricordo di film come Orgoglio e Pregiudizio che ai tempi mi fu propinato dalla scuola. Ma il destino ha voluto che L’altra donna del re fosse fuori programmazione e la scelta di un nuovo film per la serata è stata difficile, tra Saw 4 (ambientato di nuovo in un gabinetto, magari), 21 (c’era ancora! c’era ancora! c’era ancora! e non me l’hanno fatto vedere!), Gomorra (ma neanche per sogno vedere un film impegnato), e NOTTE BRAVA A LAS VEGAS. Ricordando che il trailer di questo film era passato prima di IRON MAN, ho immediatamente accettato di vedere Ashley Kutchon (e chi è? Un nuovo divo per lettrici di Top Girl?) e Cameron Diaz, una delle mie sgnacchere preferite dai tempi di The Mask, Il Matrimonio del Mio Migliore Amico, fino ai più recenti Vanilla Sky, Closer, passando per molti film di puro  intrattenimento ed altri di maggiore impegno. Ed ahimè, dovevo immaginare che per contribuire a questo grande numero di film alcuni anni dovevano essere necessariamente passati per Cameron, e in Notte brava a Las Vegas per la prima volta me ne accorgo. E ha solo 36 anni. Ma la sua interpretazione mi è piaciuta lo stesso. Nelle immagini potete osservare l’inizio della distruzione di una pupa fantastica :( Il film è una pura cazzata godibile ben girata e ben confezionata che racconta la storia di  due imbecilli che, presi da un momento di sconforto, lei a causa della rottura di un fidanzamento, lui per esser stato licenziato dal proprio padre, si concedono una vacanza a Las Vegas. Basta una sola notte a combinare il guaio: totalmente sbronzi, si sposano girando tanto di filmino vergognoso che verrà portato in tribunale per la causa di divorzio. Causa non facile in quanto nel frattempo i due hanno anche vinto tre milioni di dollari al jackpot, il giudice li condannerà a tot mesi di convivenza forzata nei quali dovranno impegnarsi a far funzionare il matrimonio. E così, tra mille inconvenienti e tentativi di fregare l’altro (tra cui una festa STREPITOSA dove si divertono tutti tranne i due sposi, ed arrivano anche dei poliziotti dicendo “ragazzi, abbiamo sentito degli schiamazzi… ED ERANO TROPPO BASSI” *poliziotti che si spogliano* *tizia che si butta sul poliziotto dicendo “Mi ha arrestato con il suo manganello!!”*). Insomma, un film veramente divertente come non ne vedevo da un po’, peccato per il finale in stile Federico Moccia al faro con Cameron ed Ashley alla fine dei sei mesi, innamorati, divorziati, e di nuovo fidanzati e pronti a sposarsi.

Mi sembra ingiusto non riportare il fatto che nella stessa serata ho preso anche lezioni di origami, e ai tavoli del Mc Donald’s si è tenuto un laboratorio di pratica di costruzione di rana con carta (più precisamente con il volantino del cinema) che è durato fino alle due di notte, anche se in realtà il vero evento della serata è stato Lui: IRON MAN SEMPRE NEI NOSTRI CUORI.

Burger King Kids Menu ringrazia.


Zero

Una storia breve di Kaori Yuki, one shot. Ovvero volume unico. Il titolo completo, degno di vergogna, è Zero - Il Maestro dei Profumi. Pubblicato l'autunno scorso come sempre da Planet Manga, è già abbastanza raro ma in una fumetteria fornita si può ancora trovare. Raccoglie tre storie il cui protagonista è Kanade, un talentuoso creatore di profumi, insieme con la bella e violenta sua cugina Anais, francese. Come sempre, un volume noir sulla scia delle avventure del Conte Cain, per la somma di 5.50 euro nel solito formato della collana Kaori Yuki presenta.
Ho apprezzato la storia anche se personalmente non amo i profumi, mi permetto dunque di raccontarvi la trama. Ovviamente Zero, Il Maestro dei Profumi non è niente di paragonabile alla serie Angel Sanctuary (ma và), ma si tratta comunque di una storia di più che piacevole lettura e lontana anni luce da tutti gli altri shoujo manga a sfondo dark-gothic di infimo livello in circolazione negli ultimi anni. Come già accennato, abbiamo il classico protagonista fascinoso, un po' introverso e un po' delicato, ma che questa volta anzichè giocare con i veleni gioca con il Profumio (ve lo ricordate?). E' capace di creare essenze per ogni occasione, anche sul momento, adatte ad ogni persona. Ha un olfatto così sviluppato da riuscire ad intuire solamente dagli odori cosa una persona possa aver fatto nell'intera giornata. Immancabile flashback sull'infanzia del protagonista: Kanade regala alla dolce cugina Anais, ricoperta da bolle da irritazione causate dal profumo, un ciondolo all'interno del quale porre del cotone imbevuto di essenza in modo da poter avere un buon odore anche senza applicare direttamente il profumo sulla pelle (ma farne a meno, no?). Anais chiede a Kanade di creare in futuro, soltanto per lei, un profumo all'essenza di giglio per il giorno in cui si sposerà. Fine flashback.
Invece al tempo della storia Kanade sembra molto più gay e incurante della cugina figacciona dagli arti lunghi e affusolati e preferisce dedicarsi al mixage di fragranze a tempo pieno. Il primo dei tre episodi del volume è incentrato sul caso di una ragazza scomparsa dopo aver acquistato un profumo realizzato da Kanade. L'intenso odore di rose porta i due protagonisti a scoprire che la ragazza era nascosta con il fidanzato in una casa abbandonata nella quale era stato occultato un cadavere tra i petali di rosa.
Il secondo episodio è il più pastoso del volume, qui Anais viene perseguitata da un fotografo che vuole fare di lei una modella per bambine stupide con la passione per il travestimento da gothic lolita. In realtà il fotografo vuole approcciarsi con Anais e basta, e ci riprova presentando a lei e Kanade la redattrice di un giornale per ragazze dark. Il giornale è interessato ad un servizio sull'essenza Felicia N.8 - Rose in Rovina , soprannonimato anche "profumo di morte", poichè legato a dei misteriosi incidenti mai provati secondo i quali chi lo indossava giungeva dopo poco alla morte. Tale profumo fu creato proprio da Kanade, e grazie al quale egli era giunto al successo, ma  Rose in Rovina fu ritirato dalle vendite poco dopo la sua uscita per evitare scandali legati agli incidenti. Accade, dopo due anni, che una dipendente del giornale per dark acquista una boccetta di Rose in Rovina su internet e muore misteriosamente dopo averlo annusato. Così Kanade ritiene necessario raccontare ad Anais dei tempi in cui studiava come profumiere a Versailles, ed era l'unico studente giapponese oltre al suo compagno/rivale Kureishi, che seppur molto meticoloso, non era dotato di talento. Kureishi era fidanzato con una ragazza francese, Lilian, che un bel dì, rendendosi conto di stare con una persona mediocre, chiese a Kanade di diventare "il suo profumiere personale" (adesso si dice così...) e di preparare soltanto per lei un profumo all'essenza di giglio. Il nostro protagonista, che in realtà si sentiva inferiore al suo rivale Kureishi, rispose che aveva già promesso un simile profumo ad una ragazza in Giappone, scatenando così le ire di Lilian che pensò bene di andarsi a lamentare dell'accaduto con Kureishi (e ovviamente se prendi il palo da uno con cui ci provi anche se sei già fidanzata, da chi vai a lamentarti se non dal fidanzato?). Dopo poco Kanade vinse il premio per Felicia N.8 Rose in Rovina e Kureishi lo accusò di plagio, se non fosse che poco dopo sia lui che Lilian morirono avvolti dalle fiamme in un incidente d'auto, auto che poi rotolò giù da una scogliera (insomma, peggio di così...). Alla fine di questo simpatico raccontino, Anais sospetta del fotografo inutile come un pidocchio, e decide di andare a posare per lui nel suo studio, per l'occasione vestita da lolita (con tanto di orsacchiotto). Nel giro di due pagine si scopre che il colpevole dell'assassinio non era il fotografo, ma la redattrice del giornale, che era in realtà Kureishi che aveva cambiato sesso (?!), aveva spinto la vera redattice a suicidarsi per prendere il suo posto, aveva assunto lo stile dark per non dare nell'occhio il suo essere trans, aveva ucciso di sua spontanea volontà Lilian che l'aveva tradito durante l'incidente d'auto nel quale aveva ricevuto delle piacevoli ustioni di quarto grado, e adesso desiderava di vendicarsi di Kanade portandolo alla rovina e uccidendo la ragazza per la quale Kanade aveva rifiutato Lilian, tutto questo davanti ai suoi occhi. Gran finale con Anais vestita da prostituta gothic sado-masochisticamente legata al letto e pronta a morire tra i petali di rosa tra le fiamme provocate da una candela che a breve avrebbe incendiato della benzina, purtroppo giunge Kanade e si risolve tutto. L'ultimo episodio è invece incentrato su di una ragazza che odia i profumi (come me!) poichè le ricordano il giorno in cui, tra i fiori di lillà, il padre si ferì e finì in coma.
Insomma, in sostanza, come già detto, un volume unico più che piacevole e di cui non dispiacerebbe affatto il seguito (invece di Fairy Cube ne ho avuto abbastanza).

"Quello è il profumo di una magia seducente che non potrà mai nascere da alcuna miscela creata dall'uomo..."
(Al di sotto di un'immagine di Anais.)



May 08

Elio e le Storie Tese

Poichè solo una recensione breve può essere una recensione elegante, non spenderò molte parole e mi limiterò a proporvi la scaletta dei brani che hanno costituito la performance di Elio e le Storie Tese all'elegantissimo Teatro Acacia di Napoli, zona Vomero, il 5/05/08

01) Plafone
02) Ignudi fra i nudisti
03) Gargaroz
04) Parco Sempione
05) T.V.U.M.D.B.
06) Gimmi I.
07) Tapparella

Fine del concerto. Perchè un vero concerto elegante finisce molto presto.

Bis (Purtroppo costituito da canzonette volgari.)

08) El Pube
09) Pipppero
10) Discomusic
11) Born to be Abramo
12) Fossi figo
13) Suicidio a sorpresa
14) Supergiovane
15) Il congresso delle parti molli
16) Heavy Samba


 Bis del bis

17) Il mio amico (cover di Anna Tatangelo)
18) Figaro

Se ci fosse qualche errore nella successione dei brani (ce ne sono sicuramente verso la fine) mi scuso e accetto con piacere correzioni.
Il mio commento finisce qui.

---

Ok, basta con questa menata dell'eleganza. Già che su un altro blog di una mia amica rossa c'è già un intervento su di Elio molto più elegante del mio. :D
Le mie accompagnatrici sono state giustamente la rossa e la donna vomerese, un complimento a me stessa per gli strepitosi posti in terza fila centrale platea dove praticamente eravamo in braccio ad Elio. Elio è stato quasi puntuale e nei minuti di attesa ci siamo intrattenute con il cubo di Rubik e osservando la fauna di fave, molti fans erano in versione rasta suonatori di bonghi e così via. Pubblico come già immaginato molto variegato, Elio e le Storie Tese è ascoltato da persone di tutte le età. Tecnicamente, sapevo fossero molto bravi, ma non COSI' BRAVI. Adesso che sento gli mp3, mi viene da piangere pensando a quanto gli Elio e le Storie Tese fossero strafighi dal vivo. Penso che sappiate che lo standard per un concerto random è IL CONTRARIO, ovvero su cd (o più in generale su mp3) qualsiasi stronzo sembra un padreterno, dal vivo per tutta una serie di cose (che noi fans per amore verso la band o l'artista considerato attribuiamo all'acustica del locale e altro) diventano senza infamia e senza lode. Bene, Elio no. Mi è capitato molto di rado di sentire un suono così PULITO e PERFETTO. Solo per alcuni Big. E loro sono dei Big. Un'orchestra. Veramente degli elegantissimi mostri.
Mangoni ha showato come se fosse una Spice Girls cambiandosi almeno venti volte e deliziandoci con i suoi balletti (ricordiamo Mangoni essere un architetto). E ricordiamo che Mangoni NON è Supergiovane, perchè Supergiovane è Supergiovane, ed è un supereroe.

Molto presenti e molto citati sono stati i Baustelle ("stanno tentando di occupare la nostra stessa fetta di mercato" "noi gli abbiamo mandato delle puttane ai loro concerti e loro ci hanno mandato questi qui che gridano", perchè in un concerto elegante non c'è gente che grida e le persone applaudono in maniera compita). Ma LOL. Non ho capito se si tratta di odio affettuoso o di odio effettivo. E' stato tutto molto molto divertente. :D
Ho potuto apprezzare delle canzoni che avevo sottovalutato (anche se non eleganti :D) come El Pube (
"Ay ay ay, milionario Pube; baratta in plaza l'onor della mugliera bisunta!") e il Pipppero del quale non conoscevo il ballo (consiste nel portare le mani in alto, ruotare le dita, unire le falangi e continuare a ruotare, provateci :D)

Riflettevo inoltre di quanto fosse stata veramente furba l'idea di inserire nell'album Studentessi due canzoni a tema pseudo-politico, La lega dell'amore ("E lo statuto sta tutto in una sola riga, che dice: Gioia, fratellanza, cuore, amore, mamma, t'amo e nulla più!") e Il congresso delle parti molli (
"Per questo ritengo che buco del membro sia il nuovo candidato leader alla guida del corpo; è privo di mente ma piace alla gente! Incarna le peculiarità tipiche del testa di cazzo!"). Al concerto di lunedì la lega dell'amore non è stata suonata, Il congresso delle parti molli sì. Che la situazione si sarebbe invertita in caso di elezioni con esito diverso (una parità tra centro destra e centro sinistra)? :D


Grazie anche ad Elio per averci distratto dai problemi della spazzatura e della mozzarella con diossina ricordandoci che ci sono problemi molto più gravi come quello dei cognomi che influenzano e rovinano la vita alle persone (persone come Gimmi Ilpedofilo, Gianluigi Bombatomica, Fabiana Inculamorti) e per aver tentato di proporci una battuta e qualche parola in napoletano (grazie Mangoni) :D

I grandi classici come Tapparella mi hanno emozionato (quanto mi ricorda i miei tempi delle medie). Molto sentita da parte di tutto il pubblico la figura di Panino.

Vi lascio con qualche pessima foto da me scattata senza flash... Prima che la mia Kodak vinta all'estrazione dell'Iperfamila anni fa si spegnesse (sì, il prossimo acquisto sarà una macchina fotografica dignitosa, un po' come il cellulare, anche se la cover rosa dei cinesi a piazza Garibaldi ha ridato lustro al mio Nokia del 2004 privo anche di Bluetooth). Il costume incomprensibile di Mangoni è un peperone.
Non abbiamo testimonianze fotografiche di me, la rossa e la donna del Vomero ma credo che stavolta non ve ne freghi proprio un cazzo visto che abbiamo personaggi di spicco e non coglioni così.